Dieci blogger italiani a Kruja per promuovere il turismo in Albania

In viaggio per l’Albania a promuovere il mio libro di poesie mi fermo come sempre a Kruja, la mia città, per incontrare degli amici. Questa volta uno di loro, l‘amministratore dell‘ufficio dell’informazione per il turismo “Kruja infopoint” Olsi Pengili, mi informa che da una settimana in Albania si trovano 10 blogger italiani per un tour turistico.

Questo viaggio viene organizzato da Luciana Fani, dirigente di Travel Massive Albania e Dario Pellè, investitore italiano che vive da due anni nella capitale, nell’ambito del Travel Blog Tour 2019. Le città scelte sono quelle che appartengono alla riviera ionica, in più Tirana e Kruja.

“Visto che vieni a trovarci, perché non accompagni loro insieme a noi nella nostra città?” – mi dice Olsi per telefono.

Colgo in fretta l‘occasione e al mattino presto mi avvio con la macchina da Tirana verso Kruja.

L‘appuntamento è davanti al monumento del mitico eroe nazionale, Scanderbeg, nel cuore della città.
I 10 blogger, armati di macchine fotografiche e videocamere, provengono da tutta Italia e sono carichi d‘entusiasmo. Curiosi di conoscere l‘ex-capitale dell‘Albania nel XII secolo e la storia dell‘unico eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Scanderbeg, il quale lottò contro l’invasione ottomana, si avviano nelle strade acciottolate del vecchio bazar per raggiungere poi il castello dove ci aspettano altre belle sorprese. A dare il benvenuto è il responsabile dell’ufficio del Turismo del Comune, il signor Drini Masha.

Affascinati dall’architettura, i blogger scoprono che si tratta di quella bizantina e vengono a conoscenza anche della vecchia leggenda che narra la storia del gatto che corre per trovare la propria amante, saltando da una tegola del tetto all‘altra. Questo ci dimostra quanto fossero vicine le case una con l‘altra.

Il piccolo Bazar sembra il pozzo dei tesori: negozi strapieni di oggetti, tappeti e tessuti lavorati dalle mani d‘oro degli artigiani di Kruja invitano i turisti e il nostro gruppo ad avvicinarsi e ammirarli. Ci stupisce il negozio di Ndriçim Guni e di suo figlio Adi, gli unici nella provincia di Kruja che sanno lavorare le fez di lana secondo la tradizione antica tramandata da una generazione all‘altra.

Sorridente e paziente, Ndriçim comincia a farci vedere il processo dell‘elaborazione del filo della lana finché realizza il fez, pronto ad indossarlo sulla testa. A turno lo indossiamo tutti e scattano decine di fotografie.

Prima di salire, per ricaricare le energie, ci vuole un sorso di caffè turco che viene servito nelle tazze decorate di ramo al bar di “Kafe Derexhiku“ nel cuore del Bazar.

In tempi passati l’usanza voleva un giro di lettura della tazzina girata, con le chiazze del caffè interpretate dalle nonne che chiacchieravano davanti alle porte delle case al mattino presto o nel pomeriggio.
Il portone del castello distende le braccia per accoglierci nel proprio cortile, come fa da anni con migliaia visitatori dal tutto il mondo. Di fronte troviamo il museo etnografico e a sinistra il maestoso Museo di Scanderbeg.

Il museo etnografico è una casa che apparteneva ad una famiglia nobile, a quella dei Toptani. La casa rappresenta l’archittetura del XVIII secolo e mostra le consuetudini di vita della città di Kruja. Proviamo ad entrare.

Nel cortile della casa sbocciano i primi fiori profumati primaverili: siamo ad aprile. Nel piano-terra si conservano dei macchinari e gli utensili per la produzione della “shajak”, stoffa fatta di lana per cucire i vestiti degli uomini e donne, del formaggio e del burro, del‘estrazione del‘olio e della produzione della grappa (raki).

Salendo le scale ci accorgiamo che la casa divide le zone della vita della famiglia: la stanza degli uomini circondata dai cuscini ricamati sul tessuto di lino bianco disposti sul pavimento in legno e divisa da quella delle donne che mostrano i vestiti tradizionali ricamati in filo d‘oro e d‘argento e le loro doti. All‘interno si trova un piccolo hamam (bagno turco) con il sistema di riscaldamento e di rifornimento con acqua del bagno e delle pareti. Una foto del gruppo femminile ci vuole per stampare lo stupore e il piacere di questa visita.

Scendiamo le scale e ci avviamo verso il grande museo. Ci accorgiamo che quel giorno era la giornata dei musei e la coda per entrare è lunga. Tuttavia non ci fanno aspettare tanto.

Il Direttore del Museo, dott. Mehdi Hafizi, essendo anche un mio caro amico, ci attende nella sala principale del museo. Quest’ultimo ha quasi 40 anni che accoglie migliaia di turisti, ci spiega. Solo quest‘anno sono passati 30 mila visitatori.

All‘interno del museo vengono conservati diversi oggetti e manufatti antichi, armature, riproduzioni di mappe geografiche e statue di personaggi importanti, come per esempio i guerrieri contro l‘occupazione ottomana. I blogger rimangono affascinati dagli affreschi murali. Dalle borse cominciano a spuntare gli oggetti e i tessuti comprati dal bazar. Le foto una dopo l‘altra arricchiscono il loro album da Kruja. Cominciano subito a spuntare su Instagram e su Facebook. A un battito d‘occhio il numero dei like passa oltre al mille.

Dal terrazzo del museo si distende una vista mozzafiato. La chiamano il balcone di Kruja. Si vede il mar Adriatico, Tirana e perfino Shkoder. Ancora altre fotografie. Senza accorgersi l‘ora del pranzo bussa nelle nostre menti.

Olsi Pengili ci indirizza verso un agriturismo che si chiama “Restorant Bardhi”. Il ristorante si trova pochi passi dal Museo, in una posizione molto bella a sud-ovest del castello, con una terrazza che domina la valle in una altezza di 607 m sul livello al mare. La vista è spettacolare. Con una velocità estrema, in pochi minuti vediamo due camerieri che allestiscono un banchetto.

I colori dei piatti preparati sono spettacolari. Sopra essi si trova di tutto: formaggi pecorini gustosissimi, ricotta fresca, pane fatto in casa, peperoni e verdure della stagione cucinate e sotto accetto, carne di agnello cotto al forno e pollo paesano sul letto di polenta. Stupiti ed entusiasti i blogger scattano centinaia di foto.

L‘agriturismo “Bardhi” è in attività da 24 anni e viene gestito da una sola famiglia. I proprietari – lei un’impiegata in banca e lui un’ingegnere forestale – decidono di abbandonare il proprio lavoro e si dedicano con fiducia giorno e notte a questo progetto. La signora in cucina inizia a sperimentare i primi piatti e il signore a lavorare i mobili da arredare in legno. Piano piano la clientela inizia ad aumentare di anno in anno.

Il loro figlio Bujar Bardhi, il quale si forma nella scuola alberghiera, inizia a costruire e prendere cura di una fattoria che fornirà il ristorante con alimenti biologici: frutta e verdura, viti, olivi per estrarre l‘olio, galline e animali come pecore, capre e mucche. Con il loro latte, oggi riescono a produrre 8 tipi diversi di formaggi pecorini a gusto di carota, rucola, aglio e verdura sotto aceto. Non manca il caciocavallo. Il loro gruppo di lavoro è composto da 20 persone.

Il menú ricco e gustoso conquista e accontenta il nostro palato. A chiudere ci offrono il dolce tipico della casa, la migliore in tutta l‘Albania, la “kabunia”. Un dolce che merita davvero di essere raccontato. Prometto che un altra volta scriverò della loro ricetta.

Sorridenti e toccando i bicchierini di vetro colmi di raki, si avvicina l‘ora di salutare la città ospitale di Kruja. Però con la consapevolezza che non eravamo riusciti a vedere tutto quello che la città offre.
Davanti al portone del locale un’ultima foto di gruppo e un affettuoso saluto accompagna la coda delle macchine dei blogger che riprendono la strada verso Tirana.

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